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Benarrivo: "Ho lasciato il calcio dopo il crac Parmalat. Con Tanzi, sarei diventato dirigente del Parma"

di Giuseppe Emanuele Frisone
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Intervistato ai microfoni di TMW, Antonio Benarrivo ha parlato lungamente della sua lunga parentesi con la maglia del Parma: "Ho lasciato il calcio nel 2004, in concomitanza col crac Parmalat. Fosse rimasto Tanzi avrei proseguito facendo altro col Parma. Nel momento in cui lui è uscito io ho smesso di giocare mi sono concentrato a tempo pieno sull'altra attività, che avevo avviato già nel 1999. Ho sempre giocato d'anticipo nella mia vita. Perché non si sa mai e infatti a Parma è successo ciò che sembrava impossibile. Il fatto che sia diventato il giocatore che sono stato è figlio di una serie di coincidenze. Ero nelle giovanili del Brindisi, la società aveva problemi economici e il presidente fece una scelta drastica lanciando in Serie C i ragazzi della Juniores. Le cose andarono bene perché facemmo un discreto campionato. Da lì è iniziata la mia avventura professionistica che mi ha portato a Padova e infine al Parma. In Emilia abbiamo vinto 8 trofei, a parte il campionato praticamente tutto quel che si poteva vincere. Tutto questo con una squadra di emeriti sconosciuti, almeno inizialmente. I grandi investimenti sono arrivati dopo, ma non dimentichiamo il primo Parma di Nevio Scala che vinse due trofei europei e la Coppa Italia. Il 5-3-2? È un modulo perfetto se hai giocatori come Benarrivo e Di Chiara. Se non hai esterni con quelle caratteristiche, che fanno tre fasi, è difficile. Quel Parma aveva di fatto due ali che portavano avanti i palloni, crossavano, facevano gol. E poi davamo una mano in difesa. Certamente trovare giocatori con queste caratteristiche è molto difficile. Io e Di Chiara eravamo i motori di quella squadra, senza togliere niente a nessuno. Tutti facevamo un gran lavoro, sia chiaro. Ma il nostro era un lavoro più dispendioso. Non posso nascondere la delusione per quel che è successo a Parma. Avevo fatto una scelta di vita, quella di restare a Parma, per poi proseguire la mia avventura dirigenziale: questo era l'accordo con la proprietà. Nel momento in cui è uscito Tanzi è caduto tutto. Per noi calciatori il crac fu una cosa totalmente inaspettata: avevamo vinto da poco la Coppa Italia, poi è arrivato il crac. Che evidentemente partiva da molto lontano, perché non può succedere da un giorno all'altro e nemmeno da un anno all'altro. Il Parma è stato spremuto come un limone e noi eravamo all'oscuro di tutto. Il momento più bello della carriera? Tanti momenti, difficile scegliere. A Parma ho vinto tantissimo e sfido qualsiasi provinciale a fare altrettanto. Eravamo giocatori con gli attributi giusti, altrimenti non avremmo fatto i risultati che abbiamo fatto. Se potevo lasciare il Parma? Mi avevano cercato in Inghilterra e alcune importanti squadre italiane, ma quando mi sono seduto a colloquio con Tanzi mi disse che era a Parma per vincere e lo avrebbe fatto solamente tenendo i migliori giocatori. Io ho lasciato decidere a lui il mio destino, non ho mai battuto i pugni sul tavolo solo perché la Juve mi ha richiesto. Certo, posteriori un po' di rammarico c'è".

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