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PL - Falsini: "Al mio ritorno capii che qualcosa non andava. La società fece scelte strane tipo Passarella"

di Niccolò Pasta
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Nella seconda parte della nostra diretta Instagram con Gianluca Falsini riviviamo la sua seconda avventura a Parma, dove ritorna nell'estate del 2000. Il Parma è cambiato dalla sua ultima esperienza, e proprio in quell'estate arrivano tanti giocatori che però si rivelano un flop: Falsini viene presentato con Micoud, arriva Milosevic come sostituto di Crespo ma la stagione è un calvario. L'ex laterale crociato ci racconta alcuni episodi di quella stagione, spiegando come aveva capito sin da subito che la stagione non sarebbe andata bene. E' l'anno dei cinque allenatori, di uno spogliatoio forse non tutto concentrato sin da subito. Ecco, di seguito, il video della seconda parte dell'intervista, che potete riprendere integralmente sulla nostra pagina Instagram.

Finito il primo ciclo a Parma parti in prestito: fai varie tappe ma forse è all’Hellas che dimostri il tuo vero valore:
“Sono stati anni particolari. Ho fatto il primo anno al Gualdo in C1 dove abbiamo sfiorato la B e dove ho alternato buone partite ad altre meno. Dopo sono andato a Monza e ho vinto il campionato, ho fatto più di 30 partite e sono andato a Padova dove ho fatto il militare a Napoli. Sono sincero, ho fatto vedere solo le mie potenzialità, il mio problema era la continuità. Poi invece a Verona sia in B che in A ho fatto due annate, sia di squadra che individuale, strepitose. Ho avuto la fortuna di avere Prandelli, abbiamo vinto la B, siamo arrivati noni in A e sono stati 24 mesi pieni di sole”.

E poi ritorni a Parma nel 2000, in una stagione particolare. Ho in mente la tua presentazione, insieme a Micoud, nell’anno dell’addio di Crespo:
“Nella vita i se e i ma non servono a niente, bisogna essere pragmatici e dire ciò che si ha fatto e quello che non si è fatto. Parlo per me, Micoud era un ragazzo meraviglioso ma aveva lo stesso problema di Milosevic, un altro ragazzo splendido e intelligentissimo: purtroppo non erano veloci per il campionato italiano. Io non ho avuto la mentalità di giocare in quel Parma lì. Ero vicinissimo alla Nazionale, Trapattoni disse che avrebbe convocato o me o Coco, poi mi feci male e non riuscii ad andare. Sono sincero, non ero pronto per certi livelli e quindi è stata una stagione dove ci sono state buone partite e altre fatte male, e mi dispiace perché ero tornato a casa e la mia famiglia non ha visto il vero Falsini. E’ il rammarico più grande della mia carriera anche perché ero vicino a giocatori fantastici come Cannavaro, Thuram, Buffon, Lamouhi, Boghossian, Fuser che mi aiutava molto…”

Una bella collezione di figurine, tantissimi campioni. E quella Serie A lì non era quella di oggi:
“Lo dicono i numeri. Dei cinquanta già forti al mondo trentacinque erano in Italia. Quell’anno lì è andato via Crespo, un anno prima Veron che era un fenomeno del calcio e non era facile rimpiazzarli. Noi eravamo una collezione di figurine. Mi ricordo la presentazione all’aeroporto di Parma, 5000 persone. Però dopo un mese mi ero accorto che la stagione non sarebbe stata buona. Era una squadra fantastica ma se uno gioca solo per sé stesso e pensa solo ai suoi interessi poi si vede”.

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Come l’avevi capito?
“Credo che sia Fabio che Lilian, o Gigi, non si sono comportati com in quei primi mesi lì quando sono andati via. Il pesce puzza dalla testa non subito dal corpo, la società gli ha permesso determinate cose all’inizio ed è stato deleterio per il prosieguo del campionato. Abbiamo cambiato cinque allenatori, l’unico che andava bene era Sacchi che ha avuto problemi fisici e se n’è andato. Di quelli che sono arrivati non andava bene nessuno, solo lui poteva indirizzarci”.

Passarella è durato sei partite, anche quella una scelta strana:
“Scelte strane. C’era solo un argentino, Almeyda che soffriva tanto di pubalgia. Fu una scelta stranissima per tutto, non conosceva l’ambiente, è stata una scelta strana che non ha portato frutti. Mister Sacchi ci stava rimettendo in sesto però purtroppo è durato poco e dopo la barca l’abbiamo fatta galleggiare arrivando in Champions, ma arrivare quarti con quella squadra è un risultato negativo. Poi l’anno dopo sono andati via Thuram, Gigi e anche quello ha inficiato. Loro erano stanchi dell’ambiente, anche della situazione, quando i giocatori si sono visti vendere Crespo e Veron hanno capito che era finito un ciclo e volevano andare via anche loro”.

Poi la sfortuna è stata che i rincalzi, a parte Frey, non sono stati all’altezza:
“Frey è un grande portiere, la sua sfortuna è stata arrivare dopo il più grande della storia del calcio. Se non fosse arrivato dopo Buffon sarebbe annoverato come il più forte portiere passato da Parma, o il secondo. Poi Djetou ha avuto una marea di infortuni, era un culturista che giocava a calcio e Milosevic, con cui io ero in camera, me lo diceva onestamente, diceva che non era adatto al calcio italiano. Lui fece molto bene in Spagna perché era un calcio più lento. Venuto a Parma quell’aspetto ha inficiato, in più io un attaccante che fa benissimo una competizione ma non determina un campionato non lo prenderei mai: ha un rapporto costo/qualità esagerato. Lui aveva fatto capocannoniere a Euro 2000, era un rischio perché aveva fatto bene 6/7 partite, ma era un rischio. Il Parma doveva ricoprire un vuoto importante e voleva un nome che facesse appeal per i tifosi e prendere il capocannoniere dell’Europeo è una mossa buona per il merchandising. Poi c’era Mboma pallone d’oro africano, anche su di lui c’erano aspettative”.

@ESCLUSIVA PARMALIVE - RIPRODUZIONE RISERVATA


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