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PL - Falsini: "A Siena incontro Simoni, un Gronchi rosa. D'Aversa? Più che in panchina lo vedevo dirigente"

di Niccolò Pasta
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Nella terza ed ultima parte della nostra intervista a Gianluca Falsini riviviamo gli ultimi anni della sua carriera, dopo l'addio definitivo a Parma. Le belle stagioni alla Reggina e al Siena, dove incontra Gigi Simoni e Roberto D'Aversa, per cui si immaginava un futuro diverso da quello in panchina. La nuova avventura da allenatore e le sue idee di gioco, il Parma attuale e la sua verticalità: ecco la terza ed ultima parte della nostra chiacchierata, disponibile per intero sul nostro profilo Instagram. 

Tu vai via nel gennaio 2002 e vai all’Atalanta. Da lì inizi a fare tante belle cose, alla Reggina e a Siena. E a Siena incontri Gigi Simoni:
“L’ho avuto il primo anno a Siena. L’ho ricordato in questi giorni. A prescindere dell'allenatore, una cosa non si può discutere: la persona. Era un signore, un autentico gentleman, un Gronchi rosa. E’ stato una persona di una correttezza esagerata, mi ricordo quando mi chiamò durante le vacanze perché voleva portarmi a Siena ma c’erano problemi, perché io ero del Parma e a Parma era iniziato il declino economico. Lui mi chiamava e mi spingeva ad andare lì, e me lo diceva facendomi sentire importante ma non indispensabile. Me lo disse come un padre parla a un figlio. Io dopo i due anni alla Reggina volevo rimanere a Parma e ho fatto fatica ad andare via. Anche perché ho l’amaro in bocca per quei due anni, volevo dimostrare che potevo starci in quel Parma”.

A Siena incroci anche D’Aversa. Te lo aspettavi potesse diventare allenatore?
“L’avevo già incrociato a Monza, lui faceva il militare e lì abbiamo giocato assieme. E’ un allenatore emergente che sta facendo molto bene, è partito dalla B con il Lanciano e con il Parma dalla C, sta facendo cose egregie, con anche il suo secondo Tarozzi. Me lo aspettavo per il carisma, perché gli piaceva capirlo il gioco, non me lo sarei aspettato perché quando giocava era poco paziente, aveva l’argento vivo addosso, e voleva tutto subito. Dal punto di vista delle idee e della personalità sì, avrei detto che sarebbe diventato un direttore sportivo, certamente non un procuratore”.

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Tu hai vissuto l’ultimo periodo dei “difensori assassini”: il fatto che non si possa più comportarsi come negli anni 90, ha aiutato gli attaccanti che si sono ammorbiditi?
“Ce n’erano tantissimi, Apolloni, Couto, Sensini, Costacurta. Bergomi, Galli, Baresi, non andavano per il sottile. Ferrara, Vierchwood, Bruno, Annoni. Mi ricordo un’immagine, la marcatura di Gentile su Maradona nell’82: 32 falli. E non tutti erano trattenute, erano anche interventi sulle costole. Oggi se fai una cosa così dopo trenta secondi il VAR ti caccia. Il calcio ora è pro a chi ha il possesso palla e contro chi non lo ha. Il calcio è tattica, devo farti credere che sei in dominio della gara e lì ti posso far male”.

E tu come allenatore sei verso la ricerca di cose importanti palla a terra?
“No, a me piace il gioco verticale. Poi se verticalmente ci devo andare con una rete di passaggi o direttamente non importa, devo andare a fare il gol dominando il gioco. Siamo noi a costruirci il pertugio, la giocata per fare gol. A Roma e all’Empoli, ho allenato ragazzi forti su controllo e trasmissione e tutto veniva naturale, ma se davanti ho giocatori veloci non posso fare il tiki taka, come il Parma di D’Aversa che toglieva spazi nella metà campo degli avversari per sfruttare la velocità dei velocisti Gervinho, Biabiany. Roberto sfrutta quello che ha, quest’anno ha giocatori di livelli maggiore e si vede un Parma con un calcio più soddisfacente rispetto al primo anno. L’anno scorso era concreto, quest’anno ha messo un po’ di Barocco”.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal tuo futuro?
“Innanzitutto di tornare ad allenare. Mi piacerebbe trovare una prima squadra o una Berretti o Primavera. Speriamo di tornare presto a rivedere il calcio e a tifarlo sugli spalti”.

@ESCLUSIVA PARMALIVE - RIPRODUZIONE RISERVATA


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